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Cenni sull' orientamento teorico della SIPE La Psicoterapia Esistenziale rappresenta l' evoluzione del modello psicoanalitico freudiano, ove i suoi concetti fondamentali e i principali aspetti teorici e pratici vengono visti alla luce del pensiero esistenzialista. Ciò comporta una revisione ed una maggiore attenzione ad alcuni aspetti relativi al rapporto terapeutico. È opinione comune che l' approccio di tipo fenomenologico-esistenziale abbia notevolmente influenzato in tempi recenti gli orientamenti psicoanalitici cosiddetti classici (Freud, Jung e Adler) che, sovente senza dichiararlo in modo esplicito, hanno assorbito e fatti propri principi fondamentali dell' esistenzialismo, quali per esempio l' attenzione alla globalità dell' esserci, l' evitamento di pregiudizi, una minore importanza data agli aspetti tecnici rispetto alla relazione intersoggettiva. La posizione esistenziale non rappresenta in realtà un nuova scuola con proprie peculiari tecniche, bensì è un quadro di riferimento per il lavoro analitico che considera l' uomo nella sua totalità ed immediatezza, e non solo espressione di schemi teorici precostituiti. Infatti peso maggiore è dato nel lavoro terapeutico all' analisi dell' esistenza umana nella sua immediatezza, piuttosto che all' uso o alla formulazione di tecniche. Secondo gli orientamenti psicoanalitici più recenti si è andata progressivamente a modificare l'impostazione classica relativa ad un approccio naturalistico e deterministico, tendente ad una maggiore oggettivazione del soggetto, riconoscendo il valore dei significati personali insiti nelle manifestazioni psicopatologiche e quello dell' intersoggettività come esclusiva esperienza dotata di senso. Le manifestazioni psicologiche non sono più affrontate in vista di una spiegazione causale, ma come rivelazione dei modi fondamentali di vivere il proprio mondo di significati. Ogni individuo è considerato unico e irripetibile, con potenzialità e possibilità da stimolare ed esprimere, il quale deve essere compreso nel suo essere-nel-mondo, quindi nel rapporto con se stesso (Eigenwelt), con gli altri esseri umano (Mitwelt) e con il mondo circostante (Umwelt). L' antropologia di riferimento nell' esistenzialismo si radica nel "metodo fenomenologico" che si propone di cogliere la reale esistenza del paziente mettendo da parte pregiudizi di ordine clinico-teoretico. Tale atteggiamento, definito anche epochè, non pretende di eliminare ogni pregiudizio, bensì cerca di mettere in evidenza tali pregiudizi come un insuperabile orizzonte di pre-comprensione. Le basi storico-scientifiche dell'indirizzo sono, dunque la fenomenologia di Husserl e di Heidegger, le sue applicazioni in ambito psicopatologico ad opera di M. Boss, la fenomenologia soggettiva di Karl Jaspers, la Daseinsanalyse di Ludwig Binswanger, la fenomenologia strutturale di Eugene Minkowski. A livello di pratica psicoterapeutica, l' orientamento esistenzialista si rivolge prevalentemente ai vissuti soggettivi piuttosto che ai comportamenti, dando rilievo all'incontro umano che, pur riconoscendo la nozione freudiana di transfert e contro-transfert, viene riletto nel senso del Mit-Dasein fenomenologico. Il lavoro psicoanalitico non è visto unicamente come una serie di tecniche da impiegare sul paziente, ma è piuttosto fondato sulla relazione unica e peculiare tra terapeuta e paziente, sul cui sfondo compaiono strumenti psicoterapeutici più o meno idonei alle esigenze del singolo paziente (interpretazioni, analisi dei sogni, del transfert, dei meccanismi di difesa, …). Il processo terapeutico centrale è quindi quello di aiutare il paziente a riconoscere e sperimentare la propria esistenza, nelle sue dimensioni di autenticità ed in autenticità, ponendo in una differente prospettiva le classiche tecniche psicoanalitiche L 'aspetto che distingue la psicoterapia esistenziale non sono quindi tanto differenti strumenti psicoterapeutici, quanto piuttosto la cornice entro la quale le tecniche vengono comprese e soprattutto l'atteggiamento del terapeuta verso il paziente. L' elemento fondamentale è quindi la capacità del terapeuta di mettersi in relazione, in una dimensione intersoggettiva attiva e vitale basata sulla sintonizzazione e sulla empatia, che struttura la possibilità di accedere direttamente dall'esperienza e ai vissuti del paziente. Il rapporto terapeuta-paziente è visto in senso reale, come l' incontro di due esistenze ove il terapeuta non è solo un generico specchio ma un essere umano vivo che cerca di comprendere e sperimentare l'esistenza del paziente. Il ruolo del terapeuta è quindi essenzialmente maieutico, nel senso socratico di far emergere dal paziente stesso ogni cosa sia già dentro lui come possibilità. |
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Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale |
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